GUGLIELMO CASTELLI e FABIO CHERSTICH
Sospeso nel moto con addebito di vuoto

21/03/2026 - 12/06/2026

Sospeso nel moto
con addebito di vuoto,
avanzo di niente,
sostegno di poco.

In questa caduta di santi e giganti,
inermi dinanzi
ai giorni distanti.

Non c’è caduta che non vada per gradi,
il dubbio insegna
meglio dei padri.

E dunque sapendo che la verità è nella forma,
allora anche l’errore
ha una sua norma.

Chiudendo e battendo su nota supina,
resta il tentare che culla e confina.

La filastrocca scritta da Guglielmo Castelli accompagna e orienta l’immaginario di “Sospeso nel moto con addebito di vuoto”. Nei suoi versi compaiono già alcune delle tensioni che attraversano il progetto: la sospensione, la caduta, l’incertezza, la possibilità che anche l’errore trovi una propria forma.

Nella chiesa di San Carlo l’opera prende forma come un ambiente attraversato da suono, movimento e immagine. Lo spazio non è pensato come una semplice cornice, ma come una condizione che si definisce attraverso ciò che lo attraversa.

La scena nasce da un grande limbo che, dal pavimento, si solleva fino a diventare un fondale continuo: una superficie che orienta lo sguardo e accompagna il movimento. La sua forma deriva dall’idea di corpi in caduta.
Le sagome pittoriche sembrano essere state scosse e sospinte verso il basso, come se stessero scivolando lungo il piano della scena. Sopra questo orizzonte si dispongono cieli mobili ispirati ai dispositivi del teatro barocco — teli, quinte, apparati leggeri — che suggeriscono profondità e trasformazione senza costruire una vera illusione prospettica.

La pittura di Guglielmo Castelli si espande nello spazio e diventa parte integrante della scena. Le sue figure fragili e sospese — corpi, frammenti, presenze allusive — sembrano emergere e dissolversi nello spazio pittorico.
In questo progetto le immagini rimandano anche alla tradizione iconografica barocca della caduta dei giganti: corpi che precipitano, scivolano, perdono equilibrio, come se lo spazio stesso fosse attraversato da un movimento continuo verso il basso.

L’installazione si attiva nella giornata inaugurale attraverso un intervento performativo affidato a un terzetto d’archi e a un coro di performer. I performer abitano lo spazio come presenze sonore e corporee: appaiono e si sottraggono allo sguardo, si nascondono tra le architetture e le immagini, emergono come un coro o come un’eco lontana.
Il canto attraversa lo spazio attingendo alla tradizione del madrigale e si apre progressivamente a frammenti più rarefatti, fino a lambire l’orizzonte della musica contemporanea — in un passaggio ideale che giunge fino a John Cage.

Al di là di questo momento di attivazione, l’opera continua a vivere come una grande installazione attraversabile.
Il pubblico può entrare nello spazio, muovendosi tra le immagini e le architetture della scena. “Sospeso nel moto con addebito di vuoto” si configura così come una composizione spaziale in equilibrio tra immagine, suono e movimento, dove la scena non è più un luogo da osservare frontalmente, ma uno spazio da percorrere e scoprire.

GUGLIELMO CASTELLI e FABIO CHERSTICH
GUGLIELMO CASTELLI, FABIO CHERSTICH

GUGLIELMO CASTELLI
Guglielmo Castelli (Torino, 1987) dipinge mondi sul punto di disfarsi o di prendere forma. Le sue figure emergono da campiture liquide e si dissolvono in trasparenze improvvise, attraversando il quadro come un luogo di passaggio più che una superficie stabile. Immersi in scenografie sfuggenti, i personaggi sembrano attraversare stati d’animo più che spazi, soglie emotive più che ambienti. Con una pittura liquida, vibrante e imprevedibile, scandita da stratificazioni morbide che si alternano a improvvisi addensamenti, Castelli costruisce immagini sospese in cui l’identità resta fluida e lo spazio si definisce come campo di tensione tra presenza e assenza.

Ha presentato progetti personali in istituzioni quali: Kunsthalle Wien, Vienna (2026); Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino (2025); Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2024); Villa Medici, Roma (2024); Aspen Art Museum, Aspen, Colorado (2023); The Cabin, Los Angeles (2020); Fondazione Coppola, Vicenza (2019); Künstlerhaus Bethanien, Berlino (2018); MACRO - Museo d’Arte Contemporanea di Roma (2014).

Il suo lavoro è stato inoltre presentato in mostre collettive presso: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo | Museo Nazionale dell’Automobile, Torino (2025); GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino (2025, 2020); Fondazione Nicola Trussardi | Palazzo Morando, Milano (2025); Centre Pompidou-Metz, in collaborazione con il Musée du Louvre, Metz | Parigi (2025); MAXXI L’Aquila, L’Aquila (2023); Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino (2023, 2022); Triennale Milano, Milano (2023); OGR Torino, Torino (2023); Green Family Art Foundation, Dallas (2023); Tokonoma, Kassel (2022); Palazzo delle Esposizioni, Roma (2020); Fondation Louis Vuitton, Parigi (2018); PS120, Berlino (2018); Biennale Internationale d’Art Contemporain de Melle, Melle (2018); The Parkview Museum, Singapore (2018); Musée d’Art Moderne et Contemporain – Saint-Étienne Métropole, Saint-Priest-en-Jarez (2016); MAC – Museo d’Arte Contemporanea, Lissone (2016); Palazzo Ardessi, FuturDome, Milano (2016); The Schaufler Foundation – Schauwerk, Sindelfingen; Stadtgalerie Kiel, Kiel; Palazzo della Penna, Perugia (2014).

FABIO CHERSTICH
Fabio Cherstich è regista e scenografo di Teatro e Opera. Nel suo lavoro convergono la cura dell’immagine e la passione per i linguaggi visivi.

Ha lavorato in numerosi teatri italiani ed esteri tra cui il Teatro Marinsky di San Pietroburgo, il Teatro Massimo di Palermo, il Teatro dell’Opera di Roma, Opera d’Avignon, Opera de Marseille, Theatre Maillon de Strasburg, Teatro Argentina di Roma, I Teatri di Reggio Emilia ed è artista associato della fondazione Hydn di Bolzano.

I suoi spettacoli sono stati invitati a prestigiosi festival internazionali tra cui Festival d’Avignon, Festival di Napoli, Festival Premiere Strasburg, Stuck Contemporary Art Center – Leuven e Festival dei Due Mondi di Spoleto. È l’ideatore e il regista del progetto di opera on the road “Opera-Camion” definito dal New York Times come “un progetto unico e capace di riportare l’opera alle sue origini”. Come direttore di eventi performativi per la moda e il design, ha collaborato con Cassina, Gufram, Memphis Milano, Fay, Hermès, Off-WHITE e Miu Miu.

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